Il mio rapporto con la natura e le piante inizia molto presto. Fin da bambino ho imparato a conoscerle e osservarle nel giardino della casa dei miei genitori, a Oriolo, un paese collinare medievale sito tra il Pollino e il Mar Jonio. Ricordo che il primo dono che feci a mia madre fu una pianta grassa di cui lei ancora si prende cura: avevo tre anni!
lì ho imparato ad osservare il mutare delle stagioni, a notare i cambiamenti cromatici del fogliame, gli sviluppi nella crescita degli arbusti, la nascita di nuove piantine e la fine di altre, nel linguaggio silenzioso delle piante, nella loro forza nascosta che avrei imparato a conoscere come Viriditas. Mi impressionava in particolar modo la capacità di resistenza alle diverse e a volte avverse condizioni climatiche, la forza che in primavera faceva schiudere nuove gemme da rami apparentemente secchi, la possibilità di contribuire a creare il bello e l’armonia in giardino solo a seguito di un serio e impegnativo sforzo.
Durante gli studi universitari a Perugia, mi sono immerso nella chimica, nella botanica e nella farmacognosia. L’incontro con il professor Alessandro Menghini e con il suo orto medievale nell’abbazia benedettina di S. Pietro mi ha fatto capire che scienza e tradizione possono camminare insieme, parlarsi, arricchirsi a vicenda. Capii da subito che avrei avuto bisogno di questi due polmoni per respirare realmente bene e sviluppare compiutamente le mie attitudini e propensioni, diventando me stesso in modo autentico.
Il mio percorso professionale è iniziato come farmacista a Capena, una cittadina poco fuori Roma che fino al Novecento, per una particolare coincidenza, dipendeva ecclesialmente proprio dall’abbazia di San Paolo. Qui ho avuto modo di frequentare la vicina Abbazia di Farfa e conoscere per la prima volta la figura della grande monaca benedettina che da lì a pochi anni sarebbe diventata Santa e Dottore della Chiesa, Ildegarda di Bingen.
Visione che prese forma qualche anno dopo, a San Paolo fuori le Mura, con la Spezieria e il giardino monastico.
Il giardino di San Paolo f.l.M. oltre ad essere un orto botanico è un giardino di ierobotanica, in esso crescono piante bibliche cariche di simboli e di significati spirituali. Tra queste il cipresso che rappresenta l’immortalità dell’anima, il melograno e il fico che ci ricordano rispettivamente la passione di Cristo e il peccato compiuto in Eden, l’issopo di re Salomone, l’olivo e la palma simbolo di salvezza e martirio, la vite con il suo succo che diverrà nella celebrazione eucaristica sangue di Cristo. Tutte piante dal forte valore spirituale ed al tempo stesso tutte potenti piante medicinali.
dove sono coltivate anche molte delle piante che S. Ildegarda utilizzava per curare i disturbi del corpo, della psiche e soprattutto dell’anima.
L’organizzazione formale dell’orto dei semplici si ispira proprio alle visioni della badessa renana e in particolare alla seconda Visione del Libro delle Opere Divine, mirabilmente raffigurata nella miniatura del codice di Lucca, ove appare l’Imago di Uomo al centro della Ruota. L’immagine dell’uomo al centro della ruota torna anche nella terza Visione. Tenendo conto di questa immagine, le piante si sviluppano nelle dieci vasche tematiche, in base all’attività terapeutica sui diversi apparati anatomici.
La prima delle dieci aiole anatomiche è dedicata proprio a S. Ildegarda, dove sono coltivate dieci officinali maggiormente utilizzate nella medicina ildegardiana come: la galanga, il piretro, l’assenzio, la viola, la salvia sclarea, la ruta, il prezzemolo, il timo serpillo…
Le successive vasche si susseguono in base ai vari apparati del corpo umano che dalla testa, passando per il cuore, i polmoni e lo stomaco, consentono di arrivare alla decima e ultima vasca che raggruppa piante attive sul sistema immunitario che, come il grande cerchio che circonda l’Imago Uomo nella visione ildegardiana, attivano e sostengono le nostre difese anticorpali così come gli elementi e le virtù sostengono l’Uomo.
I numeri, che S. Agostino considerava pensieri di Dio, ritornano sovente nel giardino. Dieci sono infatti le vasche tematiche dell’orto dei semplici e ognuna di essa ospita dieci officinali. Il tema della numerologia nel mondo monastico ha avuto sempre un forte significato simbolico. Secondo la concezione medievale, tutto l’universo è stabilito secondo l’ordine dei numeri e la scienza dei numeri è alla base di tutte le altre scienze. I simboli, di cui i numeri sono un elemento portante, sono infatti in noi e intorno a noi in paziente attesa di essere riconosciuti.
e il desiderio di studiarne ed approfondirne l’opera scientifica, di comprendere come i suoi scritti fossero di grande attualità e in grado di parlare e di curare anche la donna e l’uomo del XXI secolo. Una cura volta al corpo ed allo spirito.
I suoi scritti mi hanno insegnato non solo a vedere le piante come dei contenitori di sostanze curative, ma anche a cogliere in esse quelle subtilitates, ovvero quelle forze spirituali sottili in grado di curare l’uomo nella sua totalità, a cercare di percepirne il linguaggio simbolico sotteso, ad affinare la sensibilità senza pregiudizi o dogmatismi.
Le visite al giardino in autunno e in primavera, così come gli incontri e i convegni sulla figura della mistica tedesca, rappresentano l’occasione per far incontrare a centinaia di persone Ildegarda di Bingen da molti conosciuta ma da molti altri ancora ignorata, di parlare del potere della sua medicina, così attuale e che sono certo ci consentirà di effettuare molte nuove scoperte se con umiltà e intelligenza riusciremo ad accostarci ad essa.
Ogni giorno continuo a studiare i rimedi della tradizione benedettina e ildegardiana, intrecciandoli con le conoscenze scientifiche più attuali, e mi rendo conto che anche alcuni passi di Physica o di Causae et Cuarae che ci appaiono più ostici, man mano che le scoperte scientifiche progrediscono diventano di maggiore comprensione e utilità terapeutica.
Nei consigli e nelle mie consulenze quotidiane, il lascito scientifico di S. Ildegarda rappresentano un’arma potentissima e utilissima in grado di fornire risultati concreti e oggettivi. Dai sempre più numerosi disturbi gastrointestinali, a quelli legati all’ansia e al tono dell’umore, alle malattie infiammatorie croniche e acute, a quelle dermatologiche e autoimmuni, la medicina naturale di S. Ildegarda offre una risposta certa e una reale possibilità di cura.